Ricostituzione dell'ASUC di Faedo

Non sono abusi, non sono privilegi, non sono usurpazioni: è un altro modo di possedere, un’altra legislazione, un altro ordine sociale che, inosservato, discese da remotissimi secoli fino a noi.

Carlo Cattaneo, 1851

usi civici

demanio civico

Le ragioni per la ricostituzione di una proprietà collettiva

Quando si parla di proprietà collettive, tra cui le ASUC, è importante, soprattutto quando una comunità vuole eleggere il proprio ente di gestione, mettere a fuoco quali sono le motivazioni e i principi per cui delle persone che abitano in un determinato luogo hanno voglia di rendersi autonome nella gestione dei propri beni di uso civico.

L’autonomia è nello spirito e nel DNA dei trentini, la storia lo insegna a partire dalle antiche Regole fino alle proprietà collettive come le conosciamo oggi.

Ma non è solo l’autonomia a rendere importanti le ASUC, lo sono anche il senso di identità, di appartenenza a una comunità, la cura e la valorizzazione del proprio territorio.

Dove abbiamo una proprietà collettiva autonomamente gestita il bene collettivo assume maggiore importanza rispetto al bene individuale e questo ha contribuito non solo a rendere il nostro territorio così “bello” e curato ma ha anche rafforzato il nostro spirito comunitario, sociale, morale e ambientalista.

La forza della comunità rispetto al singolo di fronte alle sfide che quotidianamente affrontiamo.

Non è solo la conoscenza a portarci a queste conclusioni, ma anche la recente normativa in materia di proprietà collettive, legge 168/2017.

La legge 168/2017 con il richiamo all’art. 2 della costituzione, riconosce le proprietà collettive quali formazioni sociali dove l’uomo realizza la propria personalità, questo implica Province e Comuni a favorire l’autonomia dei cittadini nello svolgimento di attività di interesse generale.

L’articolo 2 della legge 168/2017 afferma che il valore e la tutela delle proprietà collettive deriva dall’essere elementi fondamentali per la vita e lo sviluppo delle comunità e dall’essere strumenti fondamentali per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale nazionale.

Questo invita l’ente pubblico a cambiare prospettiva e vedere le Asuc come una vera risorse per la comunità. Di fatto sono la Provincia e i Comuni a trarre vantaggio dalle proprietà collettive che conservano e valorizzano il nostro paesaggio.

Ancora la legge 168/2017 ma anche la legge provinciale 6/2005 affermano che se la comunità è inorganizzata sarà il comune a gestire i beni con amministrazione separata, mentre se organizzata sarà dotata di un ente cui spetta l’amministrazione e la gestione dei beni di proprietà collettiva e dei diritti di uso civico.

Indipendentemente quindi dall’ente di gestione, sia esso il comune o il comitato ASUC, i proventi derivanti dalla gestione dei beni di uso civico sono destinati al mantenimento e alla gestione dei beni stessi. Nel caso in cui ci fossero delle eccedenze sarà la comunità stessa a deciderne la destinazione anche a favore di opere di interesse generale in accordo e collaborazione con il Comune di competenza.

Le ASUC sono enti che basano la loro attività e la loro forza sull’autofinanziamento e sul volontariato.

Mancassero invece risorse per la gestione e il mantenimento dei beni ricordiamo che ci sono diverse forme di contributo a cui accedere, lo strumento più importante è sicuramente il piano id sviluppo rurale PSR gestito dalla Provincia Autonoma di Trento attraverso il Servizio Foreste.

Venerdì, 04 Ottobre 2019

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